Apparire, conta solo apparire

(Articolo di Michele Brambilla apparso oggi su “Il Resto Del Carlino”

La storia dei tre bambini di 10, 11 e 12 anni che in provincia di Forlì – Cesena appiccavano incendi per poi filmarsi e mettere tutto su Tik Tok – il social dei ragazzini – ha fatto molto scalpore. Ma forse troppo. Nel senso che c’è poco, purtroppo, da stupirsi.

Andiamo con ordine. L’altro ieri arriva in redazione la notizia di cui sopra. Ah però. Qualcuno chiede: “Ma sono italiani?”, perché anche se ci vergogniamo di ammetterlo c’è spesso il retropensiero: magari chissà da quale disagio vengono. Brutti sospetti, un po’ razzisti. E comunque i tre giovani piromani sono tutti italiani. E non solo: figli di gente onesta, che lavora.

Una banda di buona famiglia.

Ciò premesso ci siamo messi a cercare di approfondire. Colpa dei social? Noi genitori non controlliamo abbastanza l’uso che i nostri figli ne fanno? Non abbiamo il coraggio di togliere loro lo smartphone di mano? Colpa della famiglia che non c’è più? Colpa della Chiesa? Della scuola? Insomma, il tema dell’educazione.

Ma temo che l’educazione abbia funzionato perfettamente. Nel senso che se l’educazione è dare l’esempio ai figli, quei ragazzini hanno fatto esattamente ciò che fanno tutti gli altri. Certo non tutti noi appicchiamo il fuoco ai cassonetti del rusco: ma mettiamo sui social tutto quello che facciamo, da cosa mangiamo a dove siamo in vacanza.

E i bambini di quell’età, per “sfondare” su Tik Tok (il capobanda, di 10 anni, aveva settemila followers), l’hanno fatta grossa credo senza capire quali rischi hanno corso e fatto correre. Certo hanno fatto molto peggio di quanto facciamo noi ogni con i social.

Ma il movente è lo stesso: l’esibizione. E glielo abbiamo trasmesso noi, perché i bambini ci guardano. “L’unica regola, oggi, è apparire per apparire”, ha detto Leonardo Manera nell’intervista che abbiamo pubblicato ieri.

Ora, premesso l’ovvio, e cioè che le due persone di cui vado adesso a parlare non hanno alcuna responsabilità in gesti scellerati, vorrei dare un piccolo esempio di quanto conti oggi essere una star dei social. Ieri in prima pagina abbiamo titolato “Il paese dei Ferragnez”, dove per paese si poteva intendere sia il minuscolo (180 abitanti) borgo di Golferenzo, diventato famoso perché i due l’hanno scelto per girare uno spot, sia l’Italia, perché quella notizia è la prova che qui non comanda Draghi, ma quei due lì.

A tarda mattinata abbiamo avuto una tragicomica conferma. Pochi minuti dopo il terremoto, quando ancora non si sapeva se c’erano morti o feriti, l’Ansa, cioè la principale agenzia di stampa italiana, ha battuto un flash con le due stellette, quelle che indicano la priorità assoluta: “++Scossa a Bergamo: Fedez e Ferragni in strada, <Paura raga>++”.

E lì abbiamo capito che è finita.

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